Ecco, appunto.
Qui si discute di femminicidio…
Posso affermare, accettando il rischio di passare per eccessivamente esigente, che l’unico caso in cui la trasposizione cinematografica di un classico letterario non mi abbia delusa sia «il Gattopardo». Il che, considerando che di solito sono le eccessive discrepanze/licenze/omissioni fra sceneggiatura e testo originale a lasciarmi delusa (in alcuni casi addirittura seccata), rende particolarmente singolare l’osservazione del mio primo periodo. Visconti salta alcuni capitoli di Tomasi, senza con ciò alterare l’atmosfera ne’ la narrazione. Ovviamente ci poteva riuscire soltanto un regista formatosi nello stesso milieu dell’autore, sebbene in luoghi distanti (solo geograficamente).
Con questa pappardella introduttiva volevo entrare nell’argomento di questo mio post, il primo dopo tanti mesi, ed arrivare al punto: da poco ho colmato una mia lacuna letteraria e mi sono finalmente decisa a leggere «il grande Gatsby». Forse l’ho fatto anche perché c’era il nuovo film in uscita, ce l’avevo in programma da molto e quando ho trovato un’edizione ultra-economica e di minimo ingombro mi son finalmente decisa.
Allora, parliamoci chiaro: l’ho trovato un bel libro, oggettivamente. La frase : «astenersi dal giudicare implica un’infinita speranza», che Fitzgerald ci serve addirittura nella prima pagina, a brutto muso, è tragicamente, disperatamente vera - ed infatti l’ho subito inclusa nella mia personale antologia di sentenze da non scordare. Gatsby, il Self Made Man che programma la sua giornata tipo con metodica precisione, che fin da ragazzo sa che la sua abnegazione gli consentirà di ascendere nella scala sociale, che ama tenacemente la sua Daisy, è un personaggio struggente di cui continuerò a ricordarmi. Gli Anni Venti, il proibizionismo, la corsa senza freni verso il crollo di Wall Street ed il jazz, rimbombano ovunque in un basso continuo frenetico ed originale.
Ma.
Forse ho letto questo classico troppo tardi, dopo essermi formata, e quindi posso già rivelare che non lo inserisco fra quelli che mi hanno cambiato la vita. Io preferisco gli Anni Venti dalla mia parte dell’Atlantico. I giri di perle mi fanno pensare automaticamente a Coco Chanel. A Daisy Buchanan (oggettivaente: è proprio un’oca, eh) preferisco Albertine Simonet, alla East Cost devota al polo, alla finanza feroce, alle auto rombanti preferisco le carrozze di Vienna, il Bauhaus, la psicoanalisi. Tutte atmosfere che mi sono più familiari e in cui - soprattutto - mi riconosco maggiormente. Perché, perlomeno nel mio caso, i libri che ho amato (e che puntualmente torno a rileggere) diventano parte di me, entrano nel mio mondo e lo formano. Non credo che andrò al cinema, anche perché qua i dvd escono abbastanza velocemente. Siegfried ed io pensavamo quindi di aspettare ed affittare entrambe le versioni contemporaneamente (siamo un pochino esteti, qua).
Cosa tengo dell’esperienza letteraria di Gatsby, oltre alla sentenza che ho già citato? La certezza un po’ amara che non è possibile replicare tout court il passato. Riviverlo, a volte, sì - è il caso delle intermittenze del cuore, che però sono brevissime e di un’intensità incredibilmente dolorosa. Considerazione che, inesorabilmente, mi riporta dalla mia parte di Atlantico. E qui resto.
Quella che è rimasta tutto il giorno in casa a mangiare troiai ma bilanciato con tantissima musica (lirica e da camera) grazie alla radio WiFi.